Dalla discriminazione razziale alla discriminazione alimentare. Ecco come capire a quale principio alimentare aderire.

Vegano, vegetariano o onnivoro? Prima di entrare nel vivo della trattazione diamo uno sguardo alle definizioni:

  • Vegano: colui che propone l’adozione di uno stile di vita[3]proprio di una società basata idealmente su risorse non provenienti dal mondo animale;
  • Vegetariano: colui che adotta un insieme di diverse pratiche alimentari, accomunate dalla limitazione o dall’esclusione di parte o del totale degli alimenti di origine animale;
  • Onnivoro: un organismo che si nutre di una ampia varietà di alimenti; in altre parole si nutre sia di proteine animali che vegetali.

Per ognuno di noi la scelta sembra essere quella giusta, l’unica, quella inconfondibile e inconfutabile quella che …. non tollera l’esistenza delle altre possibilità.

Ebbene proprio nel giorno della memoria sento che sia utile fermarsi a riflettere anche sul tema della scelta alimentare. La scelta che condiziona la nostra giornata e che dovrebbe essere incondizionata dai giudizi, dalle volontà degli altri, dai sensi di colpa o dalle tendenze della moda. La scelta che dovrebbe renderci liberi di esprimerci a tavola, in cucina, ma soprattutto in compagnia delle persone a noi più care.

Spesso sento parlare di veganismo o vegetarismo con senso di disprezzo tendente alla repulsione. Altre volte avverto forte la condanna per chi esagera nel consumo di proteine animali in quanto fautore dello sterminio di esseri viventi e non in quanto consumatore smodato di alimenti che andrebbero assunti con la giusta parsimonia.

Chissà che il compromesso non sia esattamente al centro delle posizioni?

La teoria che l’uomo sia stato cacciatore, che abbiamo memoria di quello che eravamo, che abbiamo ancora i canini e quindi il nostro organismo è ancora impostato al consumo di carni, tutela abbastanza i sostenitori dell’alimentazione senza limiti.

D’altro canto bisogna ammettere che, chi ha deciso di privarsi in tutto o in parte di derivati della carne, abbia sviluppato una certa sensibilità e che difficilmente può accettare di andare contro la propria natura, il proprio pensiero, l’accettazione del sé.

A questo punto mi viene spontanea una domanda:

“Mangiare una ricca insalata esclude che l’insalata soffra?”

Ipotizzando che anche l’insalata soffra potrei, per assurdo, sostenere che in caso di estrema necessità sono autorizzato al cannibalismo.

La sofferenza potrebbe essere la stessa mancherebbero solo le grida di disperazione e dolore.

Mi scuso con il lettore per la provocazione ma la teoria che sostengo è quella del benessere inteso come continua ricerca di un momentaneo equilibrio.

Eh si, momentaneo!

In ogni istante la nostra esistenza è soggetta ad un fattore esterno al quale il nostro corpo si adatta. Siamo come un pendolo che, dopo una sollecitazione, cerca di ritornare alla condizione iniziale.

La differenza però sta nel fatto che noi reagiamo emotivamente alle sollecitazioni e che ogni esperienza ci segna in modo tale da scolpire in noi la logica che condizionerà le risposte alla vita che ci aspetta.

La serenità di ciascuno di noi dipende dal lavoro intimo che ognuno di noi effettua giornalmente.

Il riconoscimento di noi stessi e l’accettazione di quello che siamo e ogni giorno diventiamo, è il risultato di un’opera profonda che porta all’accettazione anche dell’altro.

Il giudizio(spesso negativo) che potrebbe nascere verso l’altro, è un giudizio in realtà che esprimo verso me stesso, verso una parte di me che risalta ai miei stessi occhi ma che non riesco a riconoscere come mia.

Siamo nella fase in cui la consapevolezza alimentare è assente, ci basta comprare un prodotto con un marchio “Bio” oppure “Km 0” per mettere a tacere il nostro bisogno di volerci bene. Consapevolezza significa entrare in comunione con il cibo, dando la giusta misura anche alla quantità.

Ognuno di noi deve alimentarsi con la coscienza che nulla ci è dovuto ma siamo nel diritto di esistere.

La scelta alimentare può essere condotta esclusivamente in un momento di intima riflessione, nel quale ognuno di noi deve prendersi il suo tempo per ascoltarsi, ascoltare i benefici o i disagi generati dall’assunzione di ciascun alimento.

La scelta deve essere dettata dal nostro cuore, dalla capacità di concederci a noi stessi, tralasciando il pensiero degli altri.

Allo stesso tempo la scelta deve essere fatta nella certezza che scelgo una strada piuttosto che l’altra per stare in pace con me stesso.

Non devo piacere e né nuocere ad altri.

Devo percorrere il mio cammino di crescita con me e per me.

Facile a dirsi!

Bene, se sei arrivato a leggere questa parte dell’articolo allora sei pronto per scegliere, ricordando che la scelta non è assolutamente irreversibile, puoi, anzi devi rivederla ogni qualvolta senti la necessità di farlo, ogni qualvolta avverti il bisogno di riportarti ad una nuova condizione di sano equilibrio.

Il procedimento di scelta può avvenire in queste fasi:

Fase 1: Definisci l’obiettivo scrivendo sul calendario la data entro la quale la scelta deve essere fatta (evitare date troppo lontane nel tempo);

Fase 2: avvia la disintossicazione alimentare (meglio se supervisionata da uno specialista); evita cibi complessi, cibi normalmente classificati come allergeni, cibi di cui già conosci effetti per te nocivi;

Fase 3: giornalmente e fino alla data della tua scelta effettua attività fisica a corpo libero preferibilmente all’aria aperta (camminata veloce, corsa leggera, bicicletta, yoga, ecc.) e soprattutto in silenzio. L’attività può essere condotta anche in compagnia ma il requisito del silenzio ci consente di immergerci meglio nell’ambiente circostante. Al termine di ciascuna attività, mantenendo l’ascolto su di te, effettua esercizi di respirazione e stretching.

Fase 4: Fai la tua scelta!

di Giovanni Raguso

Per te che hai letto l’articolo

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